Nessun Paese, nessun popolo, può essere merce di scambio in trattative fra potenze. Nessuna democrazia va sacrificata.
In questi ultimi 5 anni, ho sentito varie teorie distopiche. L’ultima, risuonata ieri, dopo l’incontro Trump-Xi Jinping: Taiwan può essere scambiata con l’Iran, ovvero Trump può abbandonare Taiwan, non dare più armi, ottenendo da Xi meno pressioni sull’Iran e accontentando Netanyahu.
L’altra che gira da tempo: gli Usa devono abbandonare l’Ucraina a Putin e continuare a salvaguardare Taiwan.
Follie di leader, politici e analisti inadeguati, e distorsioni propagandistiche.
Taiwan è già indipendente, non è mai appartenuta al PCC
Taiwan è già di fatto uno stato sovrano democratico indipendente e Xi non può rivendicare nulla, anzi, tutta la comunità internazionale dovrebbe muoversi per contenere l’imperialismo di Xi “lo spartano” che cita pateticamente lo storico dell’antica Grecia Tucidide(in sintesi: se la potenza dominante Atene teme e provoca la potenza in ascesa Sparta, va verso la guerra e la sconfitta), con l’effetto di un wannabe colto.
La sua propaganda continua a ripetere che Taiwan “è cinese” perché non esiste un trattato di pace tra l’ex Formosa e la Repubblica Popolare. Bene, non esiste neppure tra Corea del Nord e Corea del Sud, quindi sarebbe accettabile che Kim Jong-un, dittatore del Nord, invadesse il Sud democratico, una volta che quest’ultimo fosse abbandonato da USA e alleati? Certo che no!
Come esistono due Coree, possono esistere due Cine, una autoritaria purtroppo, l’altra democratica. Taiwan è una democrazia avanzata ed emancipata con abitanti originari della Cina continentale, di etnie anche diverse da quella maggioritaria han, una nazione che si è evoluta in un continuo melting pot di indigeni, discendenti di coloni europei, giapponesi.
Oggi la quasi totalità dei suoi abitanti si considera “taiwanesi”. Sono approdati alla democrazia tra fine anni ’80 e anni 90 dopo essersi opposti all’autoritarismo nazionalista di Chiang Kai-shek e alle mire coercitive del Partito Comunista Cinese (PCC), con migliaia di dissidenti morti, imprigionati e torturati. E ha intrapreso uno sviluppo sociale (nei diritti umani e civili) ed economico senza pari.
Certamente lo sviluppo industriale e il primato taiwanesi nell’hi-tech sono stati agevolati dagli Stati Uniti, ma solo dopo che nel 1971 l’avevano tradita permettendo l’ingresso della Repubblica Popolare Cinese nel Consiglio di Sicurezza Onu al posto della Repubblica di Cina, ovvero Taiwan.
Eppure, era stata la Cina di Chiang Kai-shek durante la Seconda Guerra Mondiale a combattere contro i giapponesi alleati dei nazi-fascisti, assieme alle truppe comuniste di Mao Zedong, che allora non controllava la Cina continentale ma approfittò di quell’unione temporanea per avanzare nelle campagne. Si può dire che dalla Seconda Guerra Mondiale i nazionalisti cinesi uscirono stremati, mentre i maoisti cinesi rafforzati. Mao vinse nel 1949 la guerra contro Chiang, ma non arrivò mai a occupare e controllare l’isola di Taiwan.
Comunismo capitalista: rischio monopolio assoluto (terre rare e IA)
A inizio anni ’70, Henry Kissinger, il consigliere per la sicurezza del presidente statunitense Richard Nixon, sposò quindi la dottrina dell'”Unica Cina” in funzione anti-sovietica, sacrificando l’indipendenza di Taiwan, isolandola, ma compensandola con aiuti e borse di studio a brillanti studenti taiwanesi di ingegneria, che poi tornarono in patria persino migliorando la lezione americana.
Evidentemente “il politico cow boy” – come lo descrisse la penna acuta di Oriana Fallaci nella sua “Intervista con la Storia” – era sì un po’ spaccone, non così raffinato. Non aveva previsto che la Cina, pur restando la più grande dittatura al mondo, sarebbe diventata la manifattura a basso costo del mondo intero (e che può dunque ricattare il mondo intero) e la seconda potenza economica del pianeta.
Ora che il capitalismo comunista vuole allargarsi come una piovra nella Belt Road Initiative, vi immaginate se il monopolio dei microchip o semiconduttori avanzati (con i quali si crea tutta la tecnologia più sofisticata, anche l’Intelligenza Artificiale-IA) passasse alla dittatura di Pechino? La stessa che già detiene quello delle terre rare con cui si fanno proprio i chip e a cui si sta finalmente cercando di porre rimedio attraverso le diversificazioni e le riconversioni delle industrie estrattive? Vi rendete conto del pericolo per il mondo intero?
Ucraina, Taiwan, Israele, palestinesi: hanno tutti il diritto di esistere in pace
Per quanto riguarda l’Ucraina che resiste strenuamente da oltre 4 anni all’aggressione e alle atrocità della Russia di Putin, aiutato dalla Cina che lo rifornisce di componenti belliche triangolando per Hong Kong, non deve essere messa in contrapposizione con Taiwan. Taiwan sostiene l’Ucraina: entrambe hanno il diritto di esistere in pace.
Infine, gli iraniani. Certamente le migliaia di persone uccise dalla teocrazia islamista – sostenuta anch’essa dalla Cina che ne compra il petrolio – hanno il diritto di liberarsi, così come Israele ha il diritto di continuare a esistere in pace. Taiwan ha fortemente condannato il pogrom del 7 ottobre 2023 rafforzando le sue relazioni con Gerusalemme.
Al tempo stesso i civili palestinesi devono poter essere salvati dalla radicalizzazione e dal giogo di politici corrotti, finte autorità nazionali, eserciti di terroristi islamisti che reclutano bambini, usano i civili come scudi umani, sottomettono le donne, con la minaccia d’essere uccise al primo sussulto di ribellione (vedi i delitti cosiddetti d’onore).
L’unico modo per evitare nuove guerre e il prolungamento degli attuali conflitti è contenere le mire della Cina di Xi, della Russia di Putin e della teocrazia iraniana che alleva i proxy islamisti, tra cui Hamas, Hezbollah e Houti. Ovvero, sostenere il diritto di esistere di Ucraina, Taiwan (che dovrebbe rientrare nell’Onu), Israele e tutte, ma proprio tutte le popolazioni vittime di regimi autoritari, palestinesi compresi. UE, Canada, Australia, USA, democrazie asiatiche, dell’America Latina, alleati africani, dovrebbero lavorare assieme con questo obiettivo (e in parte lo stanno già facendo) attraverso le diverse forme di diplomazia (economica in primis), di deterrenza e di contrasto alla guerra ibrida e cognitiva.
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