Nel 2015 intervistai Lorenzo Cremonesi, inviato di guerra del Corriere della Sera, sui foreign fighters che si univano ai combattenti curdi contro Isis. Ne uscì un’analisi cristallina sulle conseguenze della seconda guerra irachena o del Golfo (2003-2011), sulla caduta di Saddam Hussein, leader della minoranza dei sunniti, e sul ruolo sempre più predominante degli sciiti in Medio Oriente, con la regia in Iran. Senza trascurare i curdi che in quel periodo stavano lottando proprio contro Isis.
Alle mie domande sulle contraddizioni e il caos di allora, Cremonesi diede delle indicazioni che probabilmente non sono state colte. “Il cerchio di fuoco sciita” nell’ultimo decennio si è allargato. Ne scrive un altro giornalista del Corsera, Guido Olimpio, proprio in questi giorni del 2026 a seguito dell’attacco Usa e israeliano al regime iraniano. Non è stato, quindi, arginato come suggeriva Cremonesi. Ecco il quadro che fece allora…
Kurdistan 2015 – C’è la legge e poi ci sono la sensibiltà comune e la realtà storica. Lo Ypg curdo-siriano è emanazione del Pkk curdo-iracheno, considerato ancora gruppo terroristico da UE e USA. Ho visto e raccontato di migliaia di volontari curdi del Pkk che vanno a combattere con i ‘fratelli’ dello Ypg in Siria. Tuttavia, Ypg e Pkk non sono la stessa cosa.
Curdi iracheni, Curdi iraniani e militari italiani
Qui si apre il dibattito. E’ un po’ come coprirsi con la foglia di fico. L’Italia, dall’agosto 2014, dopo la visita di Renzi a Baghdad ed Erbil, ha deciso di aiutare i curdi. Il processo di aiuto passa da allora attraverso Baghdad, che dà le armi e i soldi ai curdi. E a Kobane i curdi iracheni hanno cominciato, per volere di Masoud Barzani (Presidente del Kurdistan iracheno, ndr.) ad aiutare lo Ypg. Dunque, noi siamo di fatto alleati dello Ypg, visto che i nostri alleati curdi, cui diamo soldi e armi, sostengono lo Ypg.
Dagli sciiti all’Isis
Il secondo aspetto, il più importante, è che nel sentire occidentale comune, Nord America, Europa, Australia, Nuova Zelanda, i terroristi sono di Isis e chiunque lo combatta agisce contro il terrorismo. Isis viene definito il nuovo Nazismo. Se penso a ciò che ho visto personalmente fare contro le donne yazidi, i cristiani, gli sciiti, non trovo altra definizione. Dopodiché, io stesso ho messo in guardia dicendo che Isis è un movimento politico, con un sostegno, ragioni per cui esistere e cause che lo hanno generato.
Isis nasce dalla discriminazione durissima compiuta dagli sciiti e dai filo-iraniani in Iraq contro i sunniti. Inoltre, Isis è diviso in due: una parte autoctona, che rappresenta le ragioni dei sunniti discriminati in Iraq e anche in Siria, e una parte terrorista, criminale, terrificante di tagliagole e stupratori.
Foreign Fighters
Rispetto ai volontari (foreign-fighters che si uniscono ai combattenti curdi contro Isis, ndr.), sono sempre un po’ sospettoso, perché ci sono tante teste calde. Tuttavia, l’italiano che si fa chiamare “Karim” (Marcello Franceschi) non lo considero un terrorista, tutt’altro. È assolutamente diverso da chi parte per combattere con Isis. Certamente, c’è il rischio che i volontari stranieri filo-curdi si muovano nell’impunità, qualora commettano dei crimini di guerra, perché non c’è un loro inquadramento legale. Ad esempio, dopo le vittorie curde a Tal Abyad e a Kobane, presso il confine turco, dellemilizie sunnite alleate dei curdi hanno accusato lo Ypg di aver compiuto una ‘pulizia etnica’ degli arabi e dei non curdi in queste zone.
In guerra non c’è mai uno perfettamente pulito e uno perfettamente criminale. Se in questo momento l’Isis è l’organizzazione più criminale e più terrorista, che riesce ad accogliere al suo interno volontari che combattono da tutto il mondo, anche Occidentale e contro l’Occidente stesso, riesco a capire chi va a combattere contro di essa. Di questa presunta ‘pulizia etnica’ degli arabi non se ne parla perché le stesse milizie di questo teatro di guerra, come quelle siriane, sono divise. C’è molta incertezza, su chi ha vinto, su chi ha compiuto dei pogrom, su molte cose.
Errori: il dialogo con i sunniti (e il diktat agli sciiti) che è mancato
Isis va arginato, ma preferirei che le organizzazioni internazionali, l’ONU in primis e poi la NATO, compiessero delle azioni adeguate per gestire questo fenomeno. Poiché non lo fanno, non mi scandalizza che dei giovani partano a combattere Isis di loro iniziativa, anche se non li chiamerei ‘eroi’.
Finora sono stati fatti dei grandi errori. Bisogna pressare il governo iracheno affinché dialoghi con i sunniti. L’uso delle milizie sciite, al contrario, non fa altro che incrementare la guerra civile.
E’ sbagliato il modo in cui si sta combattendo Isis adesso. Isis è nato da enormi errori. Bisogna parlare al Governo di Baghdad in questi termini: se non aprite ai sunniti, non vi diamo più sostegno, neanche un’arma. Si deve dare forza politica ai sunniti. Se Isis dovesse vincere, si spaccherebbe in due: la parte irachena-siriana moderata e quella estremista. Da una parte i baathisti (del partito Baath di Saddam Hussein, ndr.) che hanno magnificato i siti archeologici, simbolo della loro identità, e dall’altra dei pazzi criminali che li vogliono distruggere. Ecco semplificata la contraddizione.
Dobbiamo fare in modo che non vincano i pazzi criminali. Detto questo, gli interventi militari occidentali (statunitensi nello specifico) hanno salvato Erbil e Kobane. I curdi da soli non ce l’avrebbero mai fatta, anche se non lo dicono e si presentano come eroi. Si interviene militarmente affinché il proprio alleato non venga sopraffatto.
- Foto di copertina: Abbattimento della statuta del presidente iracheno Saddam Hussein nel 2003







