Non solo europea, ma anche nordamericana. La tecnologia dual use (civile e militare) di diverse aziende hi tech occidentali alimenta la guerra di Putin contro l’Ucraina passando per Hong Kong (cioè la Cina). Le compagnie sono francesi, tedesche, olandesi, polacche, britanniche, svizzere, statunitensi, canadesi. Ma se il design dei componenti che possono essere per uso sia civile sia militare è ideato nelle sedi occidentali, la produzione è spesso affidata a fabbriche asiatiche e nordafricane. In questo contesto Hong Kong funge da hub per intermediari, o meglio, trafficanti illegali.
l rapporti di CFHK
A denunciarlo in due rapporti è The Committee for Freedom in Hong Kong (CFHK) Foundation, creata nel 2022 per contrastare la repressione dei diritti umani nell’ex colonia britannica da parte del regime cinese. Secondo il CFHK :
“Hong Kong è diventata il più grande nodo di trasbordo globale per la tecnologia occidentale ad alta priorità che alimenta la guerra russa in Ucraina”.
Le prove si trovano nel rapporto del luglio 2024, “Beneath the Harbor: Hong Kong’s Leading Role in Sanctions Evasion” e nel follow-up del 2025, “Backdoor to the Battlefield: How Hong Kong Funnels Canadian Technology into Russia’s War Machine”.
Questa è una delle conseguenze più gravi del progressivo controllo di Pechino sull’ex colonia britannica, ormai guidata da un governo fantoccio che attraverso la legge sulla sicurezza nazionale del 2020 – promulgata dallo stesso Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo – ne sta reprimendo le libertà fondamentali.
Lo schema per aggirare embargo e sanzioni
Nelle inchieste di CFHK è spiegato nel dettaglio lo schema che permette alle compagnie occidentali di aggirare embargo e sanzioni: “Molte delle merci in questione non attraversano mai fisicamente l’Europa. Al contrario, i registri doganali russi indicano spesso paesi asiatici come luogo di origine, a dimostrazione del fatto che la fabbricazione, l’assemblaggio, il collaudo o la trasformazione finale spesso avvengono in stabilimenti gestiti da aziende europee, o da queste appaltate, in centri produttivi all’estero”.
Ad esempio, sul 60% dei carichi della svizzera STMicroelectronics che passano per Hong Kong è indicato come Paese di origine la Malesia, seguita da Cina e Marocco. Significa che si fa riferimento ai siti di assemblaggio e collaudo, ma non ai centri di progettazione europei.
A questo punto della “filiera illecita” intervengono gli intermediari di Hong Kong, come la mai sanzionata Woeroon Electronics: “Le sue affiliate si presentano pubblicamente come normali commercianti di elettronica. Sulla carta, sono semplicemente uno delle migliaia di intermediari legati a Hong Kong che si interpongono tra i produttori globali e gli acquirenti a valle”.
Woeroon, però, è qualcosa di diverso: “L’azienda si è affermata come uno dei più tenaci e ampi facilitatori degli acquisti di tecnologia europea da parte della Russia. Ha spedito migliaia di carichi di componenti elettronici ad alta priorità, adatti all’uso sul campo di battaglia, realizzati da aziende europee da Hong Kong a importatori russi. Queste spedizioni includono semiconduttori, componenti per la conversione di potenza, moduli di navigazione satellitare e connettori industriali. Eppure né Woeroon né i suoi proprietari, le banche, i fornitori di servizi logistici o le società di servizi aziendali sono stati sanzionati dalle autorità europee”.
I paesi europei, quindi, non possono fermare il flusso di queste merci reprimendo i propri punti di esportazione: “Le leve decisive (per bloccare i traffici, ndr.) non si trovano ai confini locali, ma nelle regole imposte alle aziende europee in relazione alle loro pratiche globali di produzione, distribuzione e conformità”.
Democrazie nella morsa fra traffici illegali, regime cinese e amministrazione Trump
Ecco perché un’alleanza delle democrazie può realizzarsi solamente mettendo davvero al primo posto la difesa dell’Ucraina. Ogni traffico illecito verso la Russia va contrastato non sottovalutando il ruolo della Cina di Xi Jinping che continua a sostenerne la macchina bellica.
Ormai si sprecano i rapporti su infiltrazioni, influenze, cooptazioni russe e cinesi dall’UE al Nord America, passando da Londra fino a Taiwan e all’Italia stessa. È di ieri la notizia che un gruppo di hacker cinesi ha ottenuto una lista contenente nomi, incarichi e sedi operative di 5mila agenti della Divisione investigazioni generali e operazioni speciali (Digos), in seguito a un attacco informatico al ministero dell’Interno tra il 2024 e il 2025.
Un’alleanza di democrazie più prudente e salda
Ai leader democratici, dunque, è richiesta massima prudenza, una prova di equilibrismo ma anche di fermezza fra superpotenze. Da oltre un anno, infatti, questa sfida è resa ancor più difficile dall’amministrazione Trump, che condivide il piano delle autocrazie, degli estremismi di destra e di sinistra, dei cosiddetti sovranisti, di indebolire l’Europa ma anche il governo liberale del Canada e le fondamenta democratiche della Gran Bretagna a partire dalla Brexit.
Il CFHK spiega: “Abbiamo attinto a dati forensi sul campo di battaglia, registri pubblici di Hong Kong e registri di oltre 200 milioni di dollari di tecnologia europea ad alta priorità nei dati doganali di Hong Kong e Russia per mappare dove affiorano componenti europei, chi li trasporta e perché le sanzioni e gli sforzi di contrasto dell’Europa non sono riusciti a impedire che componenti militari occidentali essenziali raggiungessero la Russia”.
E aggiunge: “La persistenza dei trafficanti illeciti di Hong Kong è una conseguenza prevedibile della debolezza con cui sono attualmente progettati e applicati i sistemi sanzionatori europei e alleati [..] Nella pratica, le designazioni delle sanzioni sono frammentate, l’applicazione non è uniforme e i meccanismi di coordinamento sono in gran parte consultivi. Di conseguenza, la maggior parte delle entità di Hong Kong e russe esaminate in questo rapporto rimangono completamente non sanzionate o solo parzialmente sanzionate”.
Leggi anche “HONG KONG, LA CONDANNA DI JIMMY LAI E IL TRADIMENTO DI PECHINO”
Foto d’apertura: CFHK report







